Ho seguito con attenzione la vicenda amministrativa della Città di Castellammare di Stabia, dove il Consiglio comunale è stato sciolto con la conseguente caduta del sindaco Luigi Vicinanza, 70 anni,
giornalista di lungo corso con un percorso prestigioso di giornalismo politico, nato nella gloriosa redazione napoletana de l'Unità degli anni '70, che ho personalmente potuto conoscere, frequentare ed apprezzare, poi proseguito nella redazione de la Repubblica fino alla direzione, negli anni '90, del prestigioso settimanale L'Espresso, fondato da Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari, veri maestri di giornalismo politico, culturale, economico e sociale.
A 70 anni, con un simile percorso di vita professionale, Luigi Vicinanza voleva dare un contributo diretto e forte alla rinascita civile della Città dove è nato, da cui è partito nel cammino professionale e dove è ritornato a vivere nell'età della pensione previdenziale, ma non della pensione dall'impegno civile.
Castellammare di Stabia, per numero di abitanti e per la sua tradizione industriale, è una delle più importanti città della Campania. In circa quattro anni ha subito due scioglimenti dei massimi organi della democrazia di base, cioè il sindaco ed il Consiglio comunale. L'esperienza amministrativa del sindaco Vicinanza, sostenuto da un'ampia coalizione, è durata poco meno di due anni.
Gli organi elettivi sono stati sciolti dal Governo per infiltrazioni della camorra nel tessuto politico, economico e sociale. La decisione governativa ha determinato un ampio dibattito, soprattutto nel cosiddetto centrosinistra che Vicinanza guidava localmente, in particolare nel PD, che prima ha appoggiato il progetto Vicinanza e poi lo ha scaricato, soprattutto attraverso le dichiarazioni dell'eurodeputato Sandro Ruotolo, anche egli giornalista di lungo corso e, da pensionato, dedicatosi all'impegno politico con un comodo posto nel Parlamento Europeo, che tutti sanno essere un'assemblea elefantiaca, di grandi privilegi ma di scarso, fino al risibile, potere politico.
Ruotolo aveva accettato anche di "guidare" il PD locale, diventando consigliere comunale, carica dalla quale, per divergenze, si è dimesso alcuni mesi fa, vedendo la "mala parata", come si dice nel linguaggio comune.
Ma, oltre i personalismi, l'avv. Riccardo Marone, già vicesindaco di Napoli con Antonio Bassolino nella stagione del "Rinascimento napoletano" e già deputato al Parlamento italiano con i Democratici di Sinistra, ha scritto un articolo magistrale, apparso su la Repubblica con ampia evidenza a pag. 5 dell'edizione napoletana di sabato 25 luglio 2026, dal titolo: Sociologia, non prove, sulla giunta Vicinanza.
L'articolo dovrebbe essere incorniciato e diventare testo di formazione culturale e giuridica per chi si affaccia all'impegno politico nella realtà municipale — piccola o grande che sia — dove vive, ha casa e lavora.
Mi auguro che questo articolo sia stato letto e studiato da molti perché, a me, oltre a darmi lumi ed accrescere dubbi sul Testo unico degli enti locali, sulle leggi dell'elezione diretta del sindaco e su quelle elettorali per i Comuni, con l'abolizione de facto della Provincia, ha riportato alla mente il quadro politico del 1975 — 51 anni fa — nell'isola d'Ischia, dove il mio Giornale d'Ischia, nel quale ero redattore capo e poi direttore responsabile, con l'indimenticabile amico e maestro Franco Conte, direttore editoriale, svolse una formidabile azione per una indicazione di voto per quella che definii "democrazia avanzata".
Così ho ripreso la copia ingiallita di quell'ultimo numero del 30 giugno 1975, anno V, n. 9, e voglio fare un esame ed una riflessione, perché dopo oltre 50 anni la cronaca può diventare storia.
Un giornale di schieramento
Il Giornale d'Ischia svolse per quattro anni, dal giugno 1971 al giugno 1975, in un tempo in cui la stampa locale era ancora episodica ed agli albori, dove la politica locale era dominata dalla DC, fortemente condizionata dal clericalismo militante della Chiesa, ma in cui si affacciava il PSI come alternativa laica e progressista, una grande azione civilizzatrice e modernizzatrice.
Franco Conte aveva 33 anni nel 1971, ma aveva cominciato a fare il giornalista locale a 16 anni. Di studi classici, socialista, aveva lasciato Ischia nel 1965, a 27 anni, per emigrare in Canada, a Toronto, dove aveva ripreso a lavorare al quotidiano in lingua italiana Il Corriere Canadese, diventandone redattore capo. Ritornò ad Ischia per il richiamo della sua terra. Lo ebbe sempre il dilemma di scegliere fra l'America e l'Isola e, fra andate e ritorni, ritornò definitivamente nel 1984, realizzando un magnifico volume con scritti e foto dell'amico Franco Citarella, Pianeta Ischia. Morì a Barano, nella sua casa, per infarto, a soli 50 anni, nel giorno di Ferragosto del 1988.
Franco Conte, nel 1971, portò la sua esperienza del giornalismo inglese: i fatti separati dalle opinioni. Ma le opinioni esprimevano il "pensiero libero", consacrato nella Costituzione italiana. Il giornale era laico ed antifascista, aperto all'arco costituzionale ma chiuso a destra. Era un giornale di schieramento ma, in un contesto paesano dove la DC era il partito appoggiato dai preti ed il PSI il partito dell'alternativa politica locale, mentre a livello nazionale era schierato nella collaborazione con la DC di Fanfani e Moro, non era facile mantenere una "indipendenza" ed una assoluta "autonomia di giudizio".
Io sono stato con Franco quattro anni, in un continuo confronto, ed ho goduto di assoluta libertà e della dignità di editorialista, dando al giornale anche la mia impronta con il continuo contatto col Continente e l'attenzione all'ente Regione, nato nel 1970 e che sapevo, studiando a Napoli Economia e Commercio, sarebbe diventato il grande gigante nel governo dei sistemi locali di sviluppo.
Il 15 giugno 1975: le amministrative, elezioni "politiche"
Il voto del 15 giugno 1975 nei Comuni di Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno e Barano (a Forio, per instabilità e scioglimento, si votò l'anno successivo) segnò una svolta nel contesto ischitano. Furono elezioni "politiche" perché nei cinque Comuni si presentarono, col proprio simbolo, la propria identità, i loro programmi discussi nelle sezioni, i due maggiori partiti: la DC ed il PSI.
Il PSI ovunque non si presentava per ipotizzare coalizioni con la DC, considerata conservatrice e contro le indicazioni nazionali che, in quel tempo e già da dodici anni, proponevano governi locali di centro-sinistra (scritto col trattino che indica due identità, non una sola come oggi, senza trattino). Il PSI locale, nei cinque Comuni dove c'erano sezioni, si collocava in alternativa netta e totale alla DC.
Dove era impossibile, per numero di seggi, l'alternativa si manifestava come "opposizione contenutistica" – è il caso di Casamicciola, per mia diretta esperienza – puntando alla piena valorizzazione del Consiglio comunale con continue richieste di convocazione, poiché un terzo dei componenti poteva chiedere ed ottenere la convocazione pur con la vecchia legge comunale e provinciale del 1934.
Il Giornale d'Ischia, con la sua impostazione e pubblicazione quindicinale, poi settimanale, dette un contributo notevole alla maturità democratica dell'elettorato.
Nell'ultimo numero del giornale, del 30 giugno 1975, di sole quattro pagine, c'erano i risultati nei cinque Comuni, i nomi degli eletti e soprattutto due editoriali di commento: quello di Franco Conte, in prima pagina, dal titolo I giorni della certezza, ed il mio, in seconda pagina, dal titolo Una democrazia avanzata.
Sono questi due editoriali, scritti da Franco Conte, che aveva 37 anni, e da me, che avevo 26 anni, il compendio del ruolo politico di "formazione" che aveva svolto il giornale in quattro anni.
Poi il giornale chiuse. Franco ritornò per la seconda volta in Canada. Io presi un'altra via, sempre lastricata di politica e sempre legata al socialismo liberale "a comunista", come si definiva Riccardo Lombardi.
Uno studio attento del periodo 1971-1975 nell'isola d'Ischia, attraverso le ingiallite cento pagine, più o meno, dovrebbe essere oggetto di un corso di formazione politica e culturale della Emeroteca, recentemente istituita dai fratelli Benedetto ed Elio Valentino, promotori da 47 anni del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, a rimarcare le origini e lo sviluppo di una certa "stampa locale" minore, come sosteneva il prof. Edoardo Malagoli, minore solo per area diffusionale, non per qualità.
Dovremmo noi, sopravvissuti degli ultimi cinquant'anni, porre in discussione le applicazioni della riforma degli enti locali con la legge 142/90 e dell'elezione diretta del sindaco ai sensi della "legge Segni" del 1993, il tutto diventato Testo unico degli enti locali nel 2000.
E quindi un confronto aperto e le domande drammatiche: c'è ancora spazio per un giornalismo politico di democrazia liberale? Si può ancora praticare un impegno civile senza falsi scopi negli enti locali?
Domande alle quali non so rispondere.
Casamicciola, 27 luglio 2026
Giuseppe Mazzella – Il Continente
