Ischia News ed Eventi - Il Mattei verso i 70 anni: ricordi di Speranza

Il Mattei verso i 70 anni: ricordi di Speranza

Cultura
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Prologo: La luce nel buio

Nella storia moderna e contemporanea di Casamicciola e dell'isola d'Ischia, quella di oggi è l'ora più buia.

La più antica cittadina turistica dell'isola, dove i forestieri arrivavano fin dal XVI secolo per curarsi con la miracolosa acqua termale che sgorgava dalle colline e si incanalava nelle cave, ha subito un terremoto – il tredicesimo registrato nella storia – nel 2017 e, come se non bastasse, una terribile alluvione nel 2022. In totale, 14 morti.

Un paese distrutto nelle case, nelle attività produttive, negli edifici scolastici, ma soprattutto nel morale. La catastrofe nell’animo degli abitanti è stata fortissima e indescrivibile. Non saranno mai dimenticate le vite di quelle 14 persone e quella di Anna, vittima dell’alluvione del 2009, quasi un avvertimento della natura.

Tre catastrofi in poco più di dieci anni hanno messo in ginocchio una cittadina antica e una popolazione che appare sfibrata e senza forza per reagire. La ricostruzione è stata avviata, ma procede lentamente e a macchia di leopardo: dove un cantiere prova a ricostruire un fabbricato, si cozza con l’abbandono o con le macerie accanto.

C’è una luce in questo buio civile? Dove si trova la Speranza?

La Speranza è nell’istituto tecnico “Enrico Mattei”. Si trova in via Principessa Margherita di Savoia – questo il nome esatto –, che prima ancora si chiamava via Ferdinandea ai tempi borbonici. Poi i Savoia l’intestarono alla principessa amata dal popolo, che divenne regina. Il nome è stato mantenuto anche in epoca repubblicana: una buona cosa, perché la storia non si cancella.

Questa strada è la più importante di Casamicciola perché porta alla “collina degli alberghi” di inizio Novecento, che si affacciano sul mare e costituiscono la particolarità della cittadina. È qui che, a metà strada, dal 1963 si trova l’istituto tecnico Mattei. Qui ho cominciato il mio percorso di studi superiori.

Ho avuto un preside eccezionale. Docenti indimenticabili. Amici fondamentali, con i quali ho passato l’adolescenza “senza coltelli”, ma con tanto affetto. Qui ho conosciuto l’amore non corrisposto. Ho appreso la goliardia con scherzi e “filoni”. E, soprattutto, ho imboccato la strada del sapere:

“La cultura non ha bisogno di aggettivi qualificativi. La cultura è sapere. Il sapere è essere. Essere è unità.”

Sono passati 57 anni da quella manifestazione studentesca al Jolly Hotel di Ischia, nel 1968, dove il preside Severo Scoti pronunciò questa frase. Avevo già concluso il mio percorso al Mattei e mi ero diplomato quell’anno. Andai a quella festa come “ragioniere e perito commerciale”, ma quella frase entrò nel mio cervello e nel mio cuore. Ne avrei fatto il segno della mia vita.

Il Mattei, capii allora, era un faro di cultura. Lo è stato e lo è da circa 70 anni. Molti ragazzi hanno iniziato dal Mattei e sono diventati uomini di valore nel mondo del lavoro e delle professioni. Hanno fatto tesoro di quanto appreso in quelle mura.

Comincio a raccontare la mia storia personale in questo luogo simbolico – ne sono certo – e per moltissimi altri allievi in circa 70 anni. Non si tratta di un semplice amarcord, anche se non guasta; si tratta di infondere fiducia e Speranza negli allievi di oggi.

Forza ragazzi!